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Binance apre un pool di prestiti da 500

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Il primo exchange di criptovalute per volumi di scambio ha deciso di aprire un pool di prestiti per andare incontro ai miners di Bitcoin. L’aumento dei costi dell’energia, i bassi prezzi di Bitcoin (BTC) e le elevate difficoltà legate al processo di mining, hanno indotto i miners a rivolgersi sempre più a istituti di credito per restare a galla.

Binance ha quindi deciso di aprire un pool di prestito del valore di 500 milioni di dollari proprio per i miners di Bitcoin (BTC). La società ha fatto sapere che il progetto Binance Pool nasce per fornire “servizi di finanziamento del debito sicuri sia a società pubbliche che private che operano nel mining di Bitcoin (BTC) e come infrastrutture di asset digitali a livello globale”.

I mutuatari accederanno a prestiti con una durata da 18 a 24 mesi, con tassi di interesse che vanno dal 5 al 10%. Chi accede ai prestiti deve offrire garanzie sotto forma di hardware per mining o criptovalute che dovranno essere ritenuti “soddisfacenti” per Binance.


La mossa di Binance si colloca in un contesto in cui i miners stanno affrontando grosse difficoltà nell’ambito della propria attività finanziaria, avendo visto ridursi drasticamente i profitti derivanti dal mining 

Nel solo mese di settembre, Compute North ha dichiarato bancarotta, Iris Energy ha venduto 100 milioni di dollari di azioni per generare entrate, Compass Mining ha chiuso le sue attività in Georgia, e infine uno dei più importanti pool di mining di Bitcoin, Poolin, ha bloccato i prelievi. 

Anche il livello di difficoltà di mining ha raggiunto il suo massimo storico, e questo non fa che peggiorare ulteriormente la situazione. Questo vuol dire infatti che i miners hanno bisogno di risorse ancora maggiori per riuscire a realizzare degli utili,

Il livello di difficoltà è cresciuto del +14% raggiungendo il massimo storico di 35,6 trilioni, il che significa per i miners un lavoro molto più impegnativo anche in termini di energia necessaria.

Poi c’è il problema dell’aumento dei costi energetici, che naturalmente ha ridotto in modo significativo gli utili derivanti dall’attività di mining di Bitcoin. Ricordiamo a tal proposito che la prima crypto per capitalizzazione di mercato si basa ancora su un meccanismo di consenso basato su proof of work (PoW), che ha per definizione un elevato costo energetico. 

A tal proposito non si può non notare che proprio in questo momento critico dal punto di vista energetico, Ethereum (ETH) ha completato attraverso il Merge il passaggio dalla PoW alla PoS, compiendo quella che sembra essere stata una saggia decisione. 

Infine c’è la questione delle basse quotazioni di Bitcoin (BTC), che penalizzano ulteriormente l’attività di mining. I ricavi derivanti dal mining risultano infatti ridotti del -60% partendo dall’inizio dell’anno stando ai dati pubblicati da Blockchain.com. 

Binance non è l’unica compagnia che ha aperto una lending Pool


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Il primo exchange di criptovalute per volumi di scambio ha deciso di aprire un pool di prestiti per andare incontro ai miners di Bitcoin. L’aumento dei costi dell’energia, i bassi prezzi di Bitcoin (BTC) e le elevate difficoltà legate al processo di mining, hanno indotto i miners a rivolgersi sempre più a istituti di credito per restare a galla.

Binance ha quindi deciso di aprire un pool di prestito del valore di 500 milioni di dollari proprio per i miners di Bitcoin (BTC). La società ha fatto sapere che il progetto Binance Pool nasce per fornire “servizi di finanziamento del debito sicuri sia a società pubbliche che private che operano nel mining di Bitcoin (BTC) e come infrastrutture di asset digitali a livello globale”.

I mutuatari accederanno a prestiti con una durata da 18 a 24 mesi, con tassi di interesse che vanno dal 5 al 10%. Chi accede ai prestiti deve offrire garanzie sotto forma di hardware per mining o criptovalute che dovranno essere ritenuti “soddisfacenti” per Binance.


La mossa di Binance si colloca in un contesto in cui i miners stanno affrontando grosse difficoltà nell’ambito della propria attività finanziaria, avendo visto ridursi drasticamente i profitti derivanti dal mining 

Nel solo mese di settembre, Compute North ha dichiarato bancarotta, Iris Energy ha venduto 100 milioni di dollari di azioni per generare entrate, Compass Mining ha chiuso le sue attività in Georgia, e infine uno dei più importanti pool di mining di Bitcoin, Poolin, ha bloccato i prelievi. 

Anche il livello di difficoltà di mining ha raggiunto il suo massimo storico, e questo non fa che peggiorare ulteriormente la situazione. Questo vuol dire infatti che i miners hanno bisogno di risorse ancora maggiori per riuscire a realizzare degli utili,

Il livello di difficoltà è cresciuto del +14% raggiungendo il massimo storico di 35,6 trilioni, il che significa per i miners un lavoro molto più impegnativo anche in termini di energia necessaria.

Poi c’è il problema dell’aumento dei costi energetici, che naturalmente ha ridotto in modo significativo gli utili derivanti dall’attività di mining di Bitcoin. Ricordiamo a tal proposito che la prima crypto per capitalizzazione di mercato si basa ancora su un meccanismo di consenso basato su proof of work (PoW), che ha per definizione un elevato costo energetico. 

A tal proposito non si può non notare che proprio in questo momento critico dal punto di vista energetico, Ethereum (ETH) ha completato attraverso il Merge il passaggio dalla PoW alla PoS, compiendo quella che sembra essere stata una saggia decisione. 

Infine c’è la questione delle basse quotazioni di Bitcoin (BTC), che penalizzano ulteriormente l’attività di mining. I ricavi derivanti dal mining risultano infatti ridotti del -60% partendo dall’inizio dell’anno stando ai dati pubblicati da Blockchain.com. 

Binance non è l’unica compagnia che ha aperto una lending Pool


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